IL PALIO NEL DOCUMENTARIO

DI SIMONE PETRICCI

 

Il Palio ha sempre attratto l’interesse dei documentaristi che, incuriositi dalla singolarità di una tradizione così unica, si sono spinti ad indagare la natura del sentimento contradaiolo e il legame dei cittadini con il loro territorio, spesso vivendo in mezzo ai senesi i momenti peculiari della Festa. Effettivamente è tramite la forma documentario, anche quando realizzato da estranei, che assistiamo alla migliore rappresentazione della vera essenza del Palio, soprattutto se i filmati in questione mettono da parte l’elemento didascalico per catturare il realismo degli episodi di vita paliesca, rendendo protagonisti gli stessi cittadini nell’esplicare la rilevanza sociale che ha l’antica corsa per Siena.
I titoli dedicati al Palio sono molti, tanto da renderne difficile l’elencazione. Possiamo citare quelli che hanno avuto una certa rilevanza esterna attraverso una diffusione in circuiti distributivi e televisivi e che presentano qualità estetiche e di realizzazione superiore.


Tuttavia vale la pena ricordare, giusto per fornire qualche nozione storica, che riprese della corsa sono state effettuate fin dall’inizio del Novecento; da alcuni documenti dell’epoca si evince che nelle sale cittadine fu proiettato nel 1906 un cortometraggio dal titolo La rappresentazione senese con i paggi delle 17 contrade del quale non sono state rintracciate copie. Il primo, vero, documento sulla carriera del 4 luglio 1909, posticipata a causa del maltempo, fu realizzato dalla ditta “Adolfo Croce e C.”, ma anche di questo non ne è stata conservata traccia. Sono stati invece ritrovati al museo del cinema di Torino spezzoni di uno proto documentario privo di data ma sempre appartenente agli inizi del Novecento, realizzato dalla stessa “ditta Croce” ove si ritraggono alcuni momenti salienti come la benedizione del cavallo, della passeggiata storica e della corsa. Inoltre il resoconto della programmazione dei film a Siena di quegli anni del cinema muto indica la proiezione di un altro prodotto visivo inerente il Palio ad opera addirittura del fotografo di sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III.


Tuttavia per assistere ad una realizzazione matura ove si concilia il carattere divulgativo con una analisi non superficiale della Festa dovremo attendere molti anni. Una delle prime opere significative è quella di Glauco Pellegrini Siena città del Palio del 1950. Pellegrini, di origini senesi ma emigrato da anni, opera una descrizione coerente ma priva di empatia, limitandosi a registrare con distacco la sequenzialità delle fasi che caratterizzano le quattro giornate propedeutiche la carriera, senza lasciarsi coinvolgere. Siamo tuttavia di fronte ad un prodotto ben confezionato adatto ad un pubblico di massa, allora ignaro dell’esistenza di una tradizione così unica.
Molto più orientato alla ricerca dell’essenza intima del Palio è Bianco Rosso e Celeste di Luciano Emmer del 1965 che propone la cronaca delle 96 ore in una coinvolgente carrellata di sequenze alla scoperta del mondo contradaiolo e dei rituali che ne scandiscono la vita. Le riprese, girate costantemente in mezzo al popolo, innescano la partecipazione diretta dello spettatore alle manifestazioni di gioia, di sofferenza, di sfogo dei senesi che accompagnano la visione fino alla catarsi conclusiva della corsa quale approdo finale di un percorso quasi iniziatico.

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Dobbiamo attendere un altro po’ di tempo prima di assistere ad un documentario altrettanto bello, Four days in summer di Jonathan Darby del 1988 prodotto dalla BBC. Qui l’attenzione si concentra sullo spirito antagonista che anima due Contrade rivali attraverso una serie di interviste a rappresentanti dei due rioni avversari. C’è un certo gusto estetico nel comporre le ripresa con immagini suggestive che assumono una dominanza rispetto alle parti dialogate, cogliendo quell’atmosfera sospesa, quasi mitica, di un luogo fuori dal tempo.


Per assistere a tentativi originali di lettura del Palio fuori dagli schemi narrativi paludati dobbiamo arrivare al nuovo secolo. In The Last Victory del regista olandese John Appel del 2004 la troupe segue le attività, le attese e le speranze dei contradaioli di una specifica Contrada nelle settimane che precedono la carriera del 2 luglio 2003.
In Visioni di Palio di Anton Giulio Onofri del 2004 si lascia che siano scrittori, intellettuali e letterati famosi a dare una propria interpretazione della Festa attraverso diciassette testimonianze illustri introdotte da Senio Sensi. Sfilano così, fra gli altri, personalità del calibro di Andrea Camilleri, Barbara Alberti, Erri de Luca, Marcello Fois, Tiziano Scarpa, Enzo Siciliano. Tutte unanimi nell’esaltare con invidia l’incommensurabile passione che anima il senese per la sua tradizione.
Questa breve carrellata si può concludere con Palio di Cosima Spender, unico esempio di vera docufiction, ove realtà e finzione romanzata si intrecciano, i riflettori abbandonano il popolo e la descrizione della Festa per puntare sugli altri protagonisti di solito ignorati, i fantini. Il filo narrativo si sviluppa attraverso il confronto fra due generazioni, ove il giovane Tittia, in cerca di gloria, cerca di superare il suo ex maestro Trecciolino, sullo sfondo degli intrighi palieschi mossi dalle dirigenze e di tutti i retroscena che stanno alla base del rapporto fra fantini e contrade. Qui le immagini, soprattutto della corsa (prodotte e di proprietà del Consorzio per la Tutela del Palio di Siena), raggiungono una qualità straordinaria e sono assai coinvolgenti da far immedesimare lo spettatore quasi come fosse lui a cavalcare i barberi che incalzano con ritmo concitato sullo schermo. Non è un caso infatti che il documentario sia stato premiato a New York al prestigioso Tribeca Film Festival ideato da Robert De Niro.

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