Venti di Guerra (1983)

DI SIMONE PETRICCI

Regia: Dan Curtis

Soggetto e sceneggiatura: Herman Wouk (tratto dal suo romanzo omonimo)

Interpreti: Robert Mitchum (Victor "Pug" Henry), Ali Mc Graw (Natalie Jastrow), Jan Micheal Vincent (Byron "Briny" Henry), John Houseman (Aaron Jastrow).

Europa 1939, la Germania nazista sta per invadere la Polonia scatenando il secondo conflitto bellico. Il giovane storico dell’arte americano Byron, figlio dell’ufficiale di marina statunitense presso l’ambasciata di Berlino Victor Henry, trascorre un soggiorno a Siena in compagnia dell’ebrea Natalie. Presto i due dovranno recarsi a Varsavia dove la donna intende ricongiungersi al marito.

Miniserie in sette episodi prodotta da Paramount Television, trasmessa con grande successo negli Stati Uniti dal 6 al 13 febbraio 1983 in prima serata sulla rete ABC. In Italia andò in onda dal 4 al 28 novembre su Rete 4 sempre in prima serata rimontata in 10 puntate. Venne poi replicata su Canale 5 nel 1985 in una ulteriore edizione ridotta a 8 episodi che venne nuovamente ritrasmessa sull’emittente Italia 7 nel 1988.
La storia narrata segue fedelmente l'opera originale di Wouk dove vengono descritti gli avvenimenti che diedero inizio al secondo conflitto mondiale, a partire dal marzo 1939 fino all'ingresso in guerra degli Stati Uniti nel dicembre 1941. Nei primi due episodi compaiono le scene riprese a Siena con l’immancabile riferimento al Palio che molte produzioni inseriscono, spesso in maniera forzata, in pellicole ambientate nella nostra città.

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Lo storico dell’arte Byron si trova a Siena perché convocato dall’anziano accademico ebreo Aaron Jastrow che risiede da tempo in una villa nella periferia della città. La sequenza si apre in piazza del Duomo dove il giovane sta attendendo l’arrivo della nipote del suo mentore giunta a bordo di una auto d’epoca targata Siena. La cinepresa segue la macchina che attraverso piazzetta della Selva affollata da un gruppo di bambini in calzoncini corti ed una serie di comparse anni Trenta. Sono le uniche immagini della città inserite nel primo episodio dell’edizione italiana alle quali si aggiungerà una visione panoramica di Siena in campo lungo ripresa dalla strada dei Cappuccini ai quali si affacciano i due giovani sostando dopo un giro in bicicletta. L’insert senese più lungo avviene nel secondo episodio con la parentesi paliesca sulla quale il professore ebreo deve scrivere un reportage per la rivista “Life”. Jastrow definisce curiosamente la Festa una “stupida corsa”, almeno questa la frase usata nel doppiaggio che già da sola fa discutere.

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La lunga sequenza sul tufo vede la solita commistione di fiction e immagini di repertorio con riprese effettuate nel luglio del 1982 dopo una prova mattutina e coinvolgimento di alcune contrade che inviarono i propri monturati. I protagonisti furono sistemati in un palco per assistere la corsa circondati da alcune comparse. Il preambolo è frutto di una ricostruzione artificiosa: dall’entrone escono i barberi acquisiti dalla produzione e montati da ex fantini come Canapino e Peppiniello con consegna del nerbo da parte di un vigile in inconfondibile uniforme fascista. La carriera si risolve in un mezzo giro equestre falsato ed una caduta di uno stuntman presso la curva del Casato alle quali si aggiungono immagini reali di repertorio con un contrasto stridente fra la vividezza cromatica della finzione e l’opacità della pellicola di archivio e anche una visibile differenza fra lo stile dell’abbigliamento d’epoca indossato dagli spettatori delle riprese e quello delle immagini reali più contemporaneo. Lo scempio prosegue con le scene di giubilo visibilmente finte ed irreali all’occhio dello spettatore senese, al limite del grottesco. Nei pressi di Provenzano una ridda di comparse mescolate a dei monturati delle Contrade coinvolte si muovono in maniera sguaiata in mezzo ai cavalli lasciati liberi. I tre americani vengono travolti dalla folla che palesemente si diverte ad animare quel caos incontrollato che raffigura davvero i senesi come dei folli sfrenati. Il parossismo lo si raggiunge con la caduta a terra dell’anziano professore spintonato dalla calca che rischia di essere calpestato da uno dei cavalli scossi che si aggirano fra la gente come si fosse alla fiera di San Fermín, prontamente bloccato dall’aitante Byron prima che si compia il danno. Quanto basta per far rincarare la dose a Jastrow con l’esclamazione: “Il Palio è simile ad una battaglia e i senesi dei poveri pazzi”. Con questo epilogo si conclude fortunatamente l’incursione di Siena e del Palio nel telefilm ed è sufficiente per indignare lo spettatore senese di fronte all’ennesimo scempio mediatico perpetrato ai danni della Festa.

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